Dove mangiare a New York

Breakfast in New York

Ho scoperto un posto eccezionale, all’angolo tra Broadway e la 32nd Street, che si chiama Speedy Deli. Hanno un ricco buffet pieno di tutto quello che si possa desiderare per colazione: c’è un banco self-service di prodotti caldi (uova strapazzate, uova fritte, bacon, pane tostato, burritos, quesadillas,…) che alla cassa vengono conteggiati a peso ($9.50/lb), poi c’è un altro banco con muffin e croissant vari, anche in versione dietetica, un banco di bevande fresche ed uno di piatti cucinati al momento su ordinazione. Buono, rifornito e pulito.


Pancake – foto di rcstanley

In alternativa, ad ogni angolo di strada non manca occasione di provare un bagel, un tipo di panino molto soffice ma con la crosticina croccante che si può farcire in vari modi. Eccellente secondo me il bagel tostato con cheese cream, cioè il formaggino. Peccato però che a volte esagerino e questo formaggino strabordi dal bagel facendo un pasticcio e rivelandosi pure un po’ stomachevole.
Occhio alle bevande calde, che rischiano di arrivare a temperature folli (si squaglia la cannuccia!). Sempre buoni invece gli smoothies, una via di mezzo tra yogurt da bere e frappè.

I Hamburger

Come si fa ad andare a New York e non abbuffarsi di hamburger? L’offerta è veramente sterminata, ma va da sé che non sempre l’esperienza si riveli memorabile. In qualsiasi caso è bene tenere a mente che tutti gli extra vanno specificatamente ordinati, vale a dire lattuga, cetriolino, ketchup e così via, altrimenti ti ritrovi con pane e hamburger così, a secco.
Lo Shake Shack è una catena, ce ne sono vari sparsi per la città, ma quello a Madison Square Park in particolare merita una visita perché si trova nel mezzo di un bel giardinetto e in una sera d’estate è un vero piacere mangiare qui. Ovviamente l’idea piace ad altre centinaia di persone, da cui una notevole fila che però vale la pena di sopportare. Una volta completata l’ordinazione in cassa, ti viene consegnato una specie di telecomando che si metterà a vibrare (shake) quando è pronto, così intanto puoi andarti a sedere e non devi stare in piedi al bancone come un salame. Gli hamburger sono molto buoni, certo un po’ piccolini e non proprio economici, ma il posto merita almeno una visita.
Five Guys è invece una scelta da ripetere più e più volte. Anche in questo caso ci sono svariate sedi, tutte in posti strategici tipo dietro al MoMa (43 West 55th Street) o a due passi da Wall Street (112 Fulton Street). La scelta del menù è limitatissima (quattro tipi di hamburger in tutto) ed il risultato è eccellente. Porzioni apocalittiche. È possibile riempirsi il bicchiere ripetutamente, quindi perché pagare una Coca-Cola grande?


Le patatine di Five Guys – foto di Adam Kubam

Sono poi stata in un posto assurdo. L’hotel Parker Meridien (119 West 56th Street) è un albergo di lusso e quando entri la hall mette quasi soggezione: grandi spazi, silenzio austero e personale elegantissimo. Dietro i tendaggi pesanti, in fondo a sinistra, si intravede appena un piccolo hamburger di neon, ma una volta infilatisi là dietro si apre tutto un altro scenario. Musica a tutto volume, allegro chiacchericcio, tavoli in legno e un sacco di disegni alle pareti. Questo minuscolo fast-food, il Burger Joint, non ha assolutamente niente a che vedere con l’hotel ed il suo fascino è proprio questo, e poi gli hamburger non sono male.

La Pizza di “Anna Maria” a Williamsburg

C’è un posto che mi è rimasto nel cuore. Si tratta di una pizzeria a Brooklyn, nella zona di Williamsburg, su Bedford Avenue al civico 179. Si chiama Anna Maria ma a dispetto del nome italiano è gestita da uno staff esclusivamente messicano. Arrivarci è molto semplice, è a due passi dalla fermata Bedford sulla linea L che collega Manhattan e Brooklyn. È uno di quei postacci che si vedono nei film: spoglio, arredamento scadente e rovinato, algide luci a neon. La pizza, qui, è eccezionale, in particolare la Sicilian pizza, molto più alta delle altre, con mozzarella, pomodoro fresco e tanto tanto aglio. Memorabile!


Pizzeria Anna Maria – foto di Valeria Gallo

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