Spaccanapoli: guida (incompleta) su cosa fare in poche ore

scritto da il 1 dicembre 2016


spaccanapoli cosa fare
Arrivando con il treno, la stazione di Napoli è, come dice il nome stesso, piuttosto Centrale: conviene quindi muoversi a piedi, scegliendo se darsi alla passeggiata in piano guardando le vetrine di Corso Umberto I, alias il Rettifilo, per poi risalire verso Spaccanapoli, o lanciarsi direttamente nei vicoli di Via dei Tribunali, talmente pittoreschi che sembra di essere in un film: nei vicoli non mancano scugnizzi in motorino, lenzuola stese ad asciugare, venditori di sigarette di contrabbando che costano la metà del prezzo di monopolio. Ci si aspetta quasi di incontrare Sophia Loren perennemente incinta per evitare l’arresto.


Curiosamente i napoletani, al contrario dei romani, non sembrano particolarmente stressati né dalla folla micidiale né dal traffico: situazioni che a Roma sarebbero immediatamente degenerate quantomeno in una serie di imprecazioni qui non sembrano scatenare particolare aggressività, e regna un caos non privo di una certa serenità/signorilità. Prendiamo esempio, signori!

Risalendo da via Forcella, subito prima dell’inizio di via San Biagio dei Librai, nella pizzeria da asporto sulla destra potete concedervi una zeppola fritta: dato il modico prezzo (pochi centesimi) si suggerisce di fare i gran signori con i vostri amici declamando “Offro io!” ed andare a mangiarla ancora calda nello slargo davanti la chiesa di San Giorgio Maggiore.
Poi infilatevi la carta unta in borsa, perché i secchi dell’immondizia sono piuttosto rari.

Proseguiamo quindi in via San Biagio dei Librai, fermandoci a guardare sia il raccapricciante Ospedale delle Bambole che i pittoreschi negozi di cornetti rossi portafortuna. Non mancano Pulcinella, santi vari, Totò, presepi ed edicole votive con tanto di struttura abusiva a protezione dell’icona.
E tra gli altari dei santi non si può non citare quello di Diego Maradona, che il Bar Nilo in via San Biagio dei Librai 129 ha allestito in grande stile con tanto di reliquia: un prezioso capello del Pibe de Oro!

Ospedale delle bambole

Ospedale delle bambole

E dopo l’altare profano passiamo al fascino misterioso dell’alchimia partenopea nella Cappella Sansevero: attenzione, il biglietto non costa poco ma si assicura che ne vale la pena. Il Cristo velato catalizza tutte le attenzioni dei turisti che gli girano intorno come in una coreografia, ma meritano più di uno sguardo sia le altre statue della cappella, in particolare il Disinganno e la Pudicizia, che il pavimento labirintico su cui si passa per ammirare l’altra celeberrima attrazione: le Macchine anatomiche.

Da novembre fino a Natale è doveroso uno sguardo ai presepi di San Gregorio Armeno: ci si domanda dove si possa trovare lo spazio per allestire in casa una scenografia tanto accurata; e tra piccoli prosciutti per arredare le botteghe e macchine per fare l’effetto del camino, spesso le statuine riproducono personaggi della cronaca attuale: nel 2011 abbiamo trovato Belen e Fabrizio Corona. Per non incappare in banalità, eviteremo qui di citare la famosa battuta di Natale a casa Cupiello.

Il giro culturale ci ha messo un po’ di appetito? Rinfranchiamoci nella Pasticceria Scaturchio: pastiera, babà, sfogliatella, date libero sfogo alla vostra fantasia. E per quanto riguarda la mozzarella, potete sempre comprarla e mangiarvela a casa: o in treno, se proprio non sapete resistere.


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