La Capra Blu a Spigno Saturnia: ottima cucina creativa

scritto da il 5 agosto 2011


Nicoletta ci ha inviato questa bellissima recensione del ristorante “La Capra Blu” a Spigno Saturnia, in provincia di Latina

Capita, a volte, di imbatterti in un luogo che non ti aspetti ci sia… o addirittura che non dovrebbe esserci, lì. I Monti Aurunci, che fanno parte della catena degli Appennini, sono una costola aspra, quasi violenta che si erge a dominare la magnificenza del litorale Pontino, sulla costa laziale più o meno tra San Felice Circeo e Minturno. In fondo, su quei contrafforti, i monaci benedettini fondarono l’Abbazia di Monte Cassino e su quei monti si combatterono alcune tra le più feroci battaglie della Seconda Guerra Mondiale, visto che lì i tedeschi avevano stabilito di far passare la cosiddetta “Linea Gustav” che difesero con rabbia e valore, perché rotta quella, gli Alleati avrebbero avuto aperta la strada per Roma, ricongiuntisi con le truppe sbarcate sanguinosamente ad Anzio. Gli Aurunci formano una protezione per il Litorale come capita in Versilia con le Alpi Apuane, che proteggono quel mare e formano, come qui, un microclima favorevolissimo e quasi sempre piacevole e temperato. Questi però sono Appennini e si sa, gli Appennini sono monti feroci, boscosissimi o brulli, che non concedono sconti a nessuno. Sono montagne  che hanno formato, nel corso dei secoli, popolazioni talora un po’ ostiche al contatto con la gente, ma fieri e lavoratori abituati a crearsi il pane con il sudore della fronte. E spesso, queste genti hanno dovuto pagare un prezzo altissimo alla loro terra, tanto che in molti sono emigrati in tutto il mondo, portando alto il nome d’Italia che mai si è spento sulle loro bocche così parche di parole e complimenti. Sicché, se immagini con facilità un simpatico Chef che, emigrato in Australia, torna per aver ereditato un vecchio frantoio che decide di restaurare con precisione quasi maniacale, per aprire un ristorante che porta lo stesso nome che aveva quello australiano da lui gestito con grandissimo successo, immagini meno facilmente che egli voglia, caparbiamente come è tipico del suo DNA, proporre ma diremo quasi imporre una cucina che nulla, se non in citazioni radicali, ha a che fare con quella che si serve, di norma, da queste parti. Il Litorale, pur bellissimo, offre infatti molti ristoranti diciamo così per palati comuni e la montagna si è adeguata, purtroppo. Invece Raimondo no. Lui, con la sua simpaticissima sposa Mary, ha voluto appunto imporre il loro amore per la cucina veramente creativa, ma nel senso nobile del termine.

“La Capra blu” si offre dunque come un locale non enorme (una sessantina di posti all’interno e circa una trentina nel bel giardino che domina la valle e consente allo sguardo di spaziare fino al mare), ma molto piacevole come allestimenti e come ambiente. Cordialità e dolcezza sono le armi di Mary. Più schivo Raimondo, accetterà però volentieri sempre i complimenti (e le critiche eventuali) con la mediazione di sua moglie, abilissima a servire ai tavoli (apparecchiati con grande gusto e tovagliati sul grigio perla) con impeccabile eleganza e professionalità…
Ma se tutto questo è piacevole ed invitante, per chi ama la buona tavola la cosa più importante è decisamente la cucina. E qui veramente si trasla nel raro piacere di non poter che dir bene.
Vi verrà servito pane fatto in casa, in genere con olive di Gaeta a dargli maggior sapidità.
Gli antipasti variano, come le pietanze, dal pesce alla carne, con ammiccamenti alla tradizione, rivisitata in maniera che veramente non si può non apprezzare. Per esempio non si può che consigliare la fritturina di totani con salsa agrodolce e un accompagnamento di frutta ed insalatina croccante, o il delizioso sformato di salsiccia e provola, contenuto in un monticello di melanzane con pomodoro… Molto invitante è il carpaccio di capra, citazione della cucina povera locale, che molto deve proprio a questo ovino prezioso.

Ma certo non vi deluderanno i primi, da paste casalinghe all’astice (e che astice!) alle deliziose pappardelle al ragù di capra, o gli gnocchi di patate con le vongole, nutrite da un sugo in bianco vellutatissimo.
Sui secondi, sia di pesce che di carne, non si può che dire bene, anche perché Raimondo per il pesce si serve dei pescatori della zona, mentre per la carne ha scelto di cercare cose… dal Nuovo Mondo, in quanto serve magnifici filetti (anche al pepe verde e.. senza panna, Deo gratias!;-) di Black Angus, manzo argentino eccetera. Il tutto viene offerto con contorni graziosi e presentazioni di grande Scuola.


Non mancherà, Raimondo, di stupirvi con i dolci, che sono sempre tutti pieni di innovativo fascino e sapienti rivisitazioni di classici, come ad esempio la creme brulé o la cheese cake, tutti reinventati dalla sua fantasia, illimitata ma rispettosa degli equilibri gustativi e mescola di ingredienti particolari ma sempre eleganti e ben dosati.
La sua attenzione alle stagioni, lo porta poi a preparare conserve con i frutti del giardino e a servire guarnizioni a base di frutta sempre perfette ed appaganti, per gli occhi come per il palato.

Infine, la Carta dei vini. Molto attenta, densa di regionalismi equilibrati e con cura sapiente anche per il succo di Bacco, presente con una accurata selezione di produttori ed etichette che accontenteranno qualsiasi esteta dello buon bere. Un elemento da non trascurare è il menu che varia spesso, con riguardo appunto alle stagioni e in basse alla creatività di quel vulcano di Raimondo.

Alla fine, il conto si presenta assolutamente nella media; anzi, tutto sommato, diremo che è una… “dolorosa” assolutamente indolore, se ci si alza da tavola, come ci si alza, più che soddisfatti sotto ogni aspetto.
Quanto detto, vale come sempre, senza che si ordinino ovviamente bottiglie particolarmente importanti, nel qual caso diventa un discorso diverso. Meritano davvero tanti complimenti, Mary e Raimondo, perché a volte la testardaggine di voler costruire ciò che si ama, anche in un luogo che si penserebbe impossibile per un simile tipo di cucina, assediati da ristorantoni commerciali, che inseguono la banchettistica sfarzosa ma spesso insulsa ed insapore, significa davvero essere dei benemeriti.

Tanto per la cucina italiana quanto per i palati internazionali più raffinati!

Indirizzo: Via Roma,  Spigno Saturnia – LT
Tel: 0771 64845
Email:raimondosantilli1@virgilio.it

Commenti (3)

 

  1. sc scrive:

    Probabilmente questa signora ha mangiato gratis… e non ha pagato nemmeno l’acqua (che te la passano per minerale) che minerale non è…

  2. vincenzo scrive:

    Non penso che questa signora abbia mangiato gratis, semmai qualcuno che gli appartiene o ha interesse a far pubblicità al ristorante potrebbe fare questi apprezzamenti. A settembre andrò a magiare alla Capra Blu, e dovranno riportarmi a casa con la barella tanto che mi rimpinzerò di tutte quelle meraviglie culinarie. Un macellaio a Gaeta mi ha assicurato che il ragu di capra è buonissimo.

  3. betty scrive:

    io mi chiedo una cosa…ho pagato 120 euro per 4 antipasti secchi, 4 pizze una bottiglia d’acqua e una di coca in un ristorante rinomato, un ristorante che quando ne senti parlare sembra il paradiso invece non lo è! Ho pagato 150 euro per 2 antipasti abbondanti, 2 primi piatti tagliolini con zucchine speck salsiccia e formaggio greco, 2 tagliate con patate e verdurine, 2 tortini di cioccolato che sembravano una meraviglia 2 caffe due amari una bottiglia di vino montepulciano e 2 bottiglie d acqua minerale tutto questo alla capra blu. non m interessa fare pubblicita a nessuno ma prima di giudicare girateli i locali!!!!!!!!!!!

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