Acanthus Hotel a Monaco di Baviera: una spiacevolissima avventura

scritto da il 10 agosto 2015


Un weekend di luglio a Monaco di Baviera a bere tante birre con gli amici che abitano lì: cosa può rovinare un così bel progetto di vacanza?

Essere ingiustamente cacciati dall’hotel con tanto di Polizei, per esempio.

Mesi prima della partenza, dopo lunghe ed attente ricerche in internet, prenotiamo una tripla per due notti all’Acanthus Hotel (An der Hauptfeuerwache 14, 80331 München) tramite il sito Hotel.info, che costa un po’ meno rispetto ad altri siti di prenotazioni alberghiere, e anche del sito ufficiale dell’hotel. Ci arriva l’email di conferma, la stampiamo e pensiamo di essere a posto.





Monaco, luglio 2015. All’arrivo in hotel il receptionist ci mette un po’ a darci la camera, e quando poco dopo ripassiamo lì davanti per uscire ci dice che in realtà non ha la nostra prenotazione, e che le tariffe dell’hotel sono più alte di quelle della nostra email:

al nostro deciso rifiuto di pagare di più (“no way”), ci chiede di parlare il giorno dopo con la direttrice, e aggiunge gli orari della colazione per il giorno dopo.

Usciamo, rientriamo, dormiamo, scendiamo a fare colazione, e andiamo dunque a parlare con la direttrice, ben consapevoli che la regola base di qualunque struttura alberghiera e dei siti di prenotazione è che il cliente è sempre protetto, e se c’è qualunque disguido se la vedono poi hotel e sito, lasciando il cliente fuori dalle beghe amministrative. Oltretutto, avendo già soggiornato una notte chiarendo da prima che non avremmo pagato di più, ci sentiamo abbastanza sicuri.

Ma l’elegante, raffinata e non giovanissima signora va nel panico: sostiene di non conoscere il sito da cui abbiamo prenotato, che potremmo dunque aver inventato il tutto per risparmiare 38,00 euro a notte in tre (la logica secondo cui una truffa la faremmo magari un po’ più ricca non la sfiora nemmeno), quando le inoltriamo l’email di conferma ricevuta teme che ci sia un virus e minaccia che se non paghiamo la tariffa intera chiamerà la polizia. E la chiami, orsù: lei lo fa.

Ovviamente il primo pensiero, all’idea dei poliziotti bavaresi, va all’Ispettore Derrick: arrivano invece due baldi giovanotti che parlano inglese.

Noi fingiamo di non parlare tedesco sia perché non padroneggiamo abbastanza la lingua da polemizzare a lungo, sia perché astutamente vogliamo controllare cosa si dicono tra di loro convinti che non li capiamo: per la cronaca, non diranno niente di diverso dalla versione inglese, ma non si sa mai.

I gendarmi convengono con noi che il problema parta dal sito da cui abbiamo prenotato: tuttavia sostengono che essendo stato prenotato da un sito italiano (che si rivelerà poi essere tedesco), sia meglio che il rimborso lo chiediamo noi, dopo aver pagato la tariffa intera chiesta dall’hotel. La direttrice prova anche a farci pagare a parte la colazione che a suo dire non sarebbe inclusa, ma almeno su questo viene smorzata subito.

La signora comincia oltretutto a realizzare che, per quanto siamo tutti molto pacati, la presenza degli sbirri nella hall non fa fare una bella figura con gli altri clienti né a noi (che vabbè, e chi li rivedrà mai più) né all’hotel stesso. Anche i poliziotti, supponiamo, avranno qualcosa di più utile da fare per la società.
Paghiamo la somma intera della prima notte, ce ne andiamo rosicando e salutando apposta in tedesco, e ripieghiamo a casa dei nostri amici, che ci offrono un soggiorno degno di un hotel extra lusso, con tanto di ricca colazione a buffet vegetariana: la disavventura con l’Acanthus diventa un aneddoto pittoresco che non rovinerà la nostra vacanza.

Tornati a casa, chiamiamo, più che altro per scrupolo, il sito Hotel.info per segnalare il disservizio:

ormai convinti che il sito da cui avevamo prenotato fosse falso, scopriamo invece con sorpresa che la colpa è tutta dell’Acanthus Hotel, il servizio clienti di Hotel.info lo critica esplicitamente e ovviamente insiste che in casi del genere l’hotel deve dare ragione al cliente e poi sbrigare la faccenda direttamente con il sito di prenotazioni cui è affiliato.

Ci promettono giustizia, e noi gongoliamo di soddisfazione tardiva.

Dopo tre settimane, arriva il bonifico di risarcimento (foto a fine post): si noti, nella causale del versamento, la dicitura “Sorry. We apologize for the circumstances”. Supponiamo sia un errore di traduzione dal tedesco e più che “circostanze” intendessero “inconveniente”, perché non si è trattato affatto di un caso fortuito quale maltempo o overbooking: ci hanno trattato da truffatori stile Frank Abagnale in Prova a prendermi, ci hanno mandato via con aria sprezzante, e se non avessimo avuto amici accoglienti e gentilissimi ci avrebbero molto probabilmente compromesso il resto del soggiorno a Monaco.
Quindi no, non scusiamo affatto: e il tutto, lo ricordiamo, è successo per 38.00 euro.

bonifico di risarcimento

Il bonifico di risarcimento

 

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