Riccione e il cinema degli anni ’60

scritto da il 26 luglio 2012


Se per le vostre vacanze estive cercate l’allegria, la buona cucina, il mare pulito e la magia di uno scenario cinematografico, partite per una vacanza al mare sulla costa adriatica in uno dei magnifici hotel a Riccione. La capitale del divertimento romagnolo vi aspetta.

riccionefoto di filippocaffagni

Riccione e il cinema degli anni ’60
Nel periodo dal 1959 al 1965, durante il cosiddetto “miracolo economico” italiano, esplode il fenomeno delle vacanze di massa che il cinema sociale del tempo documenterà eccellentemente. E Riccione divenne uno dei set più frequentati…

Dopo i durissimi anni della Seconda Guerra Mondiale la Riviera Adriatica e Riccione furono infatti i protagonisti di una rinascita che le trasformò nella principale destinazione della vita turistica mondana nazionale ed internazionale, con vip e personaggi noti del mondo del cinema, della musica e dello spettacolo.

In collina sorsero le discoteche e i locali da ballo che attirarono sempre più giovani e Riccione divenne “La Mecca” del turismo estivo di massa, le sue lunghe spiagge sabbiose iniziarono a popolarsi, dai bar iniziarono a risuonare i juke-box con le hit anni ’60 e i locali si affollarono di latin lover romagnoli.

Nel 1965 Risi portò Cinecittà in Riviera per realizzare ciò che verrà definito «un film di costume» e scelse anche per questi motivi proprio Riccione per ambientare “L’Ombrellone”, una simpatica commedia girata al ritmo di brani musicali in voga al tempo che rispecchia perfettamente l’Italia vacanziera del boom economico e propone uno spaccato sociologico della nuova borghesia, spesso superficiale e inelegante, e dell’Italia del boom e delle vacanze di massa.

In questi anni nacquero il neorealismo e la commedia all’italiana, con un nuovo sottogenere balneare e vacanziero dalla duplice identità comica e drammatica. Il dopoguerra divenne sinonimo di impegno concreto, con la seconda guerra mondiale e la lotta antifascista a segnare la storia di una profonda riflessione culturale e letteraria. “La dolce vita” di Fellini, vincitore della Palma d’oro al XII Festival di Cannes e dell’Oscar per i costumi, diventa subito una delle pietre miliari dell’intera storia del cinema, definito allora “affresco”, e come tale accolto poi in tutto il mondo. Questo lavoro, solitamente indicato come il momento di passaggio dai primi film neorealisti di Fellini ai film d’arte, è una pellicola del 1960 che racconta la Roma mondana, cinematografara e intellettuale, ma anche babilonica, affascinante e turpe.

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Valentina Besana

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